martedì 22 ottobre 2013

Citazioni che mi scappano

No, ti prego - dico io a lei, in bagno al lavoro. No, lasciami essere incinta del mio proprio pensiero.
(Ecco, forse é ora di andare a casa, la giornata é stata lunga).

I want to be a star

E forse lo potrei anche essere. Ma datemi un bicchierino.

Diciamo che da un mese a questa parte, faccio una vita un po' da universitaria. All'inizio, era per riempire il vuoto. Non si capisce che vuoto poi. Con l'andare del tempo, é diventata un'abitudine, una costumbre, direbbero gli spagnoli. Ha iniziato a piacermi questa vita mondana, queste uscite, il fatto di prepararmi, di conoscere nuove persone. Di chiaccherare, di scoprire, di piacere anche. Un briciolo di edonismo in una vita, la mia, che di piacere ne ha avuto ben poco.
Con l'idea in mente di chiuderla, archiviarla. Percé lo so, lo sappiamo, la vita vera, é un'altra!

P.S. Anyway, tutto questo é successo per colpa della Diet Coke. E' chiaro, no? 

mercoledì 16 ottobre 2013

I sometimes smile


Si si, a volte sorrido anche io. Forse "because I was drunk", forse perché sotto sotto nella vita bisogna sorridere. Devo dire, que j'ai passé un bon moment. Sono stata bene, mi sono divertita. A parlare, a raccontare, ad ascoltare. E quindi valeva la pensa di far vedere i miei denti storti e le mie grandi gengive. Ma la perfezione, sotto sotto, cos'é? L'assenza di carattere. L'assenza di divertimento. 
So, let's smile. E chi se ne frega se il mio sorriso non é perfetto!

Lasciami citare


"Perdenti per sempre, perfetti per oggi". Io direi piuttosto il contrario. Perfetta per oggi, perdente sempre. 

Ma poi non sono perdente. No. Ho le mie sicurezze. Ho le mie certezze. Gli uomini mi fanno male. Distruggono le mie certezze. Si vedo che li seleziono male. La prossima volta sto attenta.

E aggiungo quello che mi ha scritto una carissima amica:
In ogni caso è vero... noi dobbiamo fare per due.

Io lo penso spesso, anche quando sabato scorso mi portavo su dal vialetto un mobiletto che ho preso e mi sentivo addosso allo stesso tempo la fatica e la forza di un gesto del genere. 
Noi ci cambiamo i contratti, ci paghiamo gli alimenti e le bollette. Noi dobbiamo buttare la spazzatura, pulire casa, aprire all'omino della caldaia. Anche se siamo stanche, anche se la nostra giornata è stata pesantissima.
Noi rientriamo sole in casa ed a camminare di notte per strada è come essere dei supereroi incoscienti, visto quello che si sente in tv.
E la cosa terribile è che, nonostante tutte queste evidenze, noi crediamo di non valere abbastanza. Ci sentiamo così, con i giorni che scivolano dalle mani.
A pensarci bene, è follia.

Si, io devo fare per due. Ma va bene cosí. Ancora una volta, non mi pare che ci sia altra scelta...



I monopalla (oh Signore, ho perso un testicolo)

Londra ha una malattia. Londra non sta bene. Londra é piena di una specie di persone. Forse, ora che ci penso, non solo Londra. Questa specie di persone sono i monopalla. Uomini, dotati di attributi maschili. Fisicamente abili. Ma caratterialmente, con una palla sola. Ora, questa mancanza di palla provoca un effetto sulle donne. Su di me. Il mio livello di testosterone aumenta giorno per giorno, in maniera esponenziale. E mi vengono le palle, si, proprio quelle. E me ne vengono due, non una.
I monopalla non capiscono mai quello che succede nella loro vita. Non sanno perché fanno le cose. Non sanno perché stanno al mondo, perché hanno agito cosí. Forse agiscono...per assenza di sentimenti, che poi significa assenza di interesse. Forse agiscono quando hanno trovato altro o quando hanno smesso di divertirsi. Non sei piú bella, non sei piú interessante. Non sei piú attraente ai loro occhi.  Non sei piú il centro della loro attenzione.
Ma sono monopalla. Quindi, non vanno ascoltati. No, tu continui per la tua strada. E una cosa positiva l'hanno fatta. Ti hanno lasciato addosso una rabbia tale, che ti senti un po' l'Incredibile Hulk. Una rabbia che ti fa alzare al mattino e andare avanti. Una rabbia che ti fa passare certi pensieri neri, neri come la pece. Cadi ma non ti rompi, o forse é quello che vuoi credere. 
Concludo con una citazione: "Purtroppo non rieceveremo mai dalle persone le risposte che vorremmo noi,,,se ci basiamo sulle aspettative, é la fine". E' vero. Mai piú. Mai piú aspettative. No, di nessun tipo. Altrimenti mi spuntano tre palle. Non due.

lunedì 14 ottobre 2013

Un elenco: le cose che ho

La mia seconda anima mi ha detto di pensare a quello che ho, non a quello che non ho. E cosi ho deciso di fare un elenco. Un elenco di cose positive, nel senso di cose che posseggo. Cose belle e brutte. Perché a volte ci sono anche quelle. 
Un cervello. Punto di partenza. Essenziale. Che pensa. A volte ragione. A volte sragiona. Che a volte va dimenticato, per fare pazzie. Nonostante l'età piú che adulta.
Un cuore che batte, nonostante tutto. Che si emoziona. Che a volte soffre un po'. Ma che batte, perché vivo. 
Una famiglia. A volte sgamgherata. A volte no. Un telefono a da chiamare, a cui qualcuno risponde sempre.
Una nipote, un vulcano di vita e saggezza infantile (come solo i bambini possono avere), preoccupata perché non ha uno zio. Che di fronte alle mie lacrime, mentre impacchettavo una casa e la mia vita brussellese, piccola piccola, mi ha detto "basta con le lagne, zia. Asciugati il viso" e mi ha fatto ritrovare il sorriso. 
Due occhi verdi. Un po' miopi,  (non solo un po') e anche astigmatici, ma un paio di occhi sul mondo, per assaporare, gustare, addentare (anche con gli occhi si addenta) la vita. 
Gli amici.  Italiani e non. Che mi conoscono da una vita e non. Alcuni che scompaiono quando ce n'é piú bisogno, alcuni che non ti lasciano nonostante i chilometri. Alcuni a cui non puoi dire tutto, altri che ti hanno vista dentro. E non ti hanno lasciata, mai.
Due città sempre nel cuore. Tre paesi che hanno segnato la tua vita, l'hanno scandita. Due patrie, una del cuore, una da passaporto.
Denti storti per sorridere. Un sorriso che anche se tutto storto piace a te e agli altri. Che quando non ti vedono piú sorridere te lo dicono, si preoccupano e ti supplicano di farlo.
Gli amori o pseudotali. Belle storie d'amore (a tratti adolescenziali), con dichiarazioni, fiori e tutto quello che ne viene, il batticuore, i giorni da contare prima di rivedersi, i chilometri di distanza. I tradimenti, le litigate, la gelosia. E poi i ricordi di pelli. profumi e quella sensazione di leggerezza, che solo l'amore ti sa dare.
I ricordi. Tanti. Piú belli che brutti. Da conservare, custodire, sbirciare quotidianamente per capire da dove vengo e dove vado. Da tirare fuori sotto le coperte, prima di chiudere gli occhi e staccare la spina. Da ricordare per scaldarsi l'anima nei momenti di freddo interiore. O per farsi una bella risata, a crepapelle. 

La vita, che esperienza. cadi, ti rimetti in piedi, ricadi e di nuovo pronta a correre. Ah, la vita.

Weekend di sorrisi e brutti sogni

Ho iniziato il weekend nel fondo di un pub. Io, lui, tre pinte di birra lui, tre bicchieri di vino io. Ufficialmente colleghi. Ufficialmente ci odiamo. O meglio non ci amiamo. Lui mi invita per stemperare le tensioni. Alla fine della serata, nessuno dei due sta in piedi, ma siamo grandi amici. Addirittura mi viene il dubbio che forse, sotto sotto, ci amiamo. Ci abbracciamo addirittura. O forse é solo colpa dell'alcool che abbiamo in corpo. 
Passo un weekend con la casa vuota. Ritorno a respirare. Ritorno a cucinare come ai tempi di Bruxelles. Come hai tempi della casa soffitta di Rue Goffart. Cucino per me, cucino per gli amici. Mescolo gli ingredienti, assaggio, invento. Finisco a ballare tra i locali di Soho, a saltare e divertirmi, come ai vecchi tempi. Ballo e mi diverto, sans souci. Per una volta, stacco il cervello. Lí, in un sottoscala di Soho. In due sottoscala di Soho. Con gli uomini inglesi che ti vengono a sbiascicare addosso parole senza senso. E io continuo a ballare, non curante. Nella mia estasi paradisiaca, nella mia serenità. 
Concludo la domenica al cinema, in quello che definirei un date, anche se proprio io non ne ho voglia. Ci vado con addosso una cortina di ferro, un vestito di filo spinato, per proteggermi. Metto distanze chilometriche. Apprezzo la compagnia, ma non voglio condividere niente. Saluto senza neanche un bacio, con la mano che scodinzola come la coda di un cane. No, non me la sento. No, non sono pronta. 
E di notte ti sogno. Sogno il tuo bacio. Ne sento la morbidezza. A cui mi ero abituata. Poi ti stacchi, mi guardi e mi dici "non posso". E mi sveglio. Sono le 5 del mattino. Sono nel mio letto di traverso. Mi devo essere agitata nella notte. Penso che quel sogno é realtà. Non posso. Tu non puoi, ma hai potuto. Hai fatto credere che potessi. Pfff. La rabbia. Pfff. Il rancore. Pfff. Passerà. Si. Passerà. A forza di passi di danza. Di sorrisi miei e altrui. E di mani che si agitano a salutare. Nella Tube e non solo.