martedì 3 agosto 2010

Sei stato tu o sono stata io?

"...Eccoci che attraversiamo i girasoli e andiamo via dalla realtà, dalle case popolari. Che fine hai fatto? ti sei sistemato? che prezzo hai pagato?Che effetto ti fa? vivi ancora in provincia? ci pensi ancora alle rane? L'ultima volta ti ho visto cambiato, bevevi un amaro al bancone di un bar, perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane. Io nel frattempo me ne sono andato, se vuoi ti ho tradito. Ed ho pianto sul tempo che fugge e su cio' che rimane. Solo lucciole a guidarci nell'oscurità, io e te, fratello mio...".
La canto aspettando quel caffé, preso in una domenica calda di settembre, in una città a me sconosciuta e cara, col cuore che batte all'impazzata, la bocca secca e io che non mi do' pace. Trovero' mai la forza e il coraggio di lasciarti andare? di perderti per sempre? E' più forte di me, sei sempre li', ti sei scavato un posto dentro di me e non vuoi andartene più.

lunedì 12 luglio 2010

Mancare

Se ti dovessi scrivere, ti direi: eh si', sei mancato. A voce, non ce la faro' mai a dirtelo, non ne avro' mai la forza né il coraggio. Quel coraggio di riaffermare per l'ennesima volta qualcosa di già detto, sentito, provato.
Nella vita é cosi': le persone per dimenticarle le devi escludere dalla tua vita. Il non vedere, il non sentire, il non pensare aiuta a dimenticare. Nel mio caso, aiuta più che altro a alleviare la nostalgia e il rimpianto.
La sfida più dura é quella di accettare il presente, il tuo e il mio. Nella mia testa, questa partita non é finita, stiamo sempre giocando. E sbagliando, spero sempre in un improvviso cambiamento, in un rigore che mi salvi e ti porti da me.

venerdì 18 giugno 2010

Perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane

Dieci anni fa avevo vent'anni. Stavo preparando l'esame di Dottrine politiche e stavo con un ragazzo che non ha mai capito chi fossi e ancora cerca di capire quale sia la sua identità. Mi ricordo solo che non ero felice.

Nove anni fa ero in una Forli', faceva caldo. Ero contenta perché me ne sarei andata via l'anno successivo. Dentro di me mi sentivo vivere.

Otto anni fa ero in Erasmus. Vivevo in una bolla di emozioni e di scelte, di sbagli che avrei pagato per anni. Mi sentivo una mozzarella in scadenza, che ha un gusto delizioso pero'.

Sette anni fa ero in una Milano caldissima. Sentivo il mio cuore battere all'impazzata ma non sapevo agire. Sapevo solo che stavo sbagliando.

Sei anni fa ero a Bologna, con in mano un capitolo della mia tesi e nell'altra la voglia di finire e di partire. Il mio cuore batteva sempre e vedeva la luce fuori dal tunnel.

Cinque anni fa ero a Parma con la mia amica accanto. Mi ricordo quella conversazione nella sua auto, io che le dicevo che dovevo andare via per crescere. L'ho fatto e mi ha cambiato.

Quattro anni fa, ero su un divano di una casa belga appartenente a un francese. Guardavamo la partita, c'era il mondiale. Non avevo nessuna certezza, né lavorativa né affettiva, ma sentivo che ce l'avrei fatta a trovare la mia pace.

Tre anni fa, ero in una Bruxelles fredda, in piena estate. Volevo stabilità, volevo credere che tutto andasse bene.

Due anni fa, ero in una Bruxelles semi-fredda. Il mio cuore batteva e mi diceva di andare lontano.

Un anno fa, ero in una Bruxelles caldissima. Ero a pezzi, ma sentivo il mio cuore ricominciare a battere.

Oggi sono in una Bruxelles nuvolosa. E penso che "il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane".

giovedì 17 giugno 2010

Il pensiero da non fare

Ho fatto un pensiero da non fare. Ho desiderato qualcosa che non é mio. Mi sono quasi detta che avrei fatto meglio a scegliere altro. Non conosco personalmente cio' che ho desiderato. Me ne hanno parlato, ho visto delle foto. E proprio guardando quelle foto ho sentito di volerlo. Di voler assaporare quello che tu hai gettato via. Pochi particolari mi hanno colpita: le mani, come le tue, il sorriso, come il tuo. Ho quasi sentito il suo sapore in bocca.
Ho scelto di desiderare quello che a te fa male. Per la prima volta nella mia vita, mi sono sentita in colpa per aver pensato e desiderato.

mercoledì 12 maggio 2010

C'é un giorno in cui...

C'é un giorno in cui ti guardi allo specchio e vedi un capello bianco. Lo guardi, ti spaventi, magari lo strappi. Poi arriva un giorno in cui vedi che quella ruga in mezzo alla fronte non é dovuta all'espressione e presa dal panico ogni mattina la cospargi di crema, sperando che la fessura si colmi. Poi c'é quel giorno in cui ti rendi contro che tra meno di un mese avrai 30 anni e ti viene voglia di scendere subito da questo treno, che sfreccia troppo velocemente sui binari della vita. E poi arriva quel giorno in cui la tua ruga, i tuoi capelli bianchi e i tuoi 30 anni non ti fanno paura, anzi ti rendono più bella. La bellezza é quella di sapere di aver fatto tutta questa strada, di aver lavorato e sudato per ottenere cio' che hai. La bellezza é saper di aver vissuto e assaporato la vita, di aver sentito il proprio cuore battere, di vedere gli occhi di una bambina emozionarsi perché tu sei li' con lei. E allora, ancora 30 di questi anni...

lunedì 10 maggio 2010

Il fardello della distanza

Io ho fatto una scelta, quella di andarmene. L'ho sostenuta, mi sono battuta per dimostrare a me stessa che fosse la migliore. Oggi, dopo cinque anni di esilio volontario, capisco che non é stata una scelta indolore e priva di conseguenze. A distanza, mi rendo conto che ho perso tante cose. Il tempo passato con mia madre non c'é più. Le risate con mia sorella sono archiviate fino al prossimo aereo. Mia nipote é completamente cambiata ogni volta che la vedo. Gli amici fanno la loro vita, io la mia. In questi momenti, mi chiedo se ne sia valsa la pena. So che é cosi', ma mi rendo anche conto che quotidianamente porto il fardello di questa distanza, mentre aspetto di prenotare il prossimo aereo.

lunedì 3 maggio 2010

Il secondo posto dei perdenti

Non sei stato tu, non é stata lei. E' un bambino, una nuova vita che mette fine a questa lunga storia. E' un bambino che chiude una vita e ne apre un'altra. Tu non hai avuto la forza di fare altrimenti, io sono stata solo spettatrice. E' sempre cosi', sai. Anche io aspetto una chiamata che mi dica "Divento padre". So che restero' stupita, ma che mi sentiro' piena di gioia per quella nuova vita.
Io che vorrei essere madre, non posso che essere triste di fronte a questa notizia. Sono triste non perché lei avrà il suo bambino e io no. Sono triste perché tu non hai mai avuto la forza di mettere la parola fine, perché per mesi sono stata solo la seconda arrivata, quella che prende l'argento e i fiori, ma non l'amore del pubblico e della sua nazione.
E ora? anche se vincessi la prossima gara, io restero' sempre la seconda, almeno nel mio cuore. E tu, in che posto sarai? Forse al primo, ma penso che per lealtà, non te lo sia proprio meritato.