mercoledì 25 giugno 2008

Cambiamenti e ritorni

Alcune cose cambiano, altre ritornano. Cambio io e il mio entourage. Una nuova vita sta arrivando e mi fa sentire viva e allegra. Un piccolo cuore che batte. Poi ci sono i ritorni. Il primo grande amore che incontro per i corridoi del lavoro. Con il quale poi mangio a mensa e nei cui occhi leggo le stesse cose che leggevo nove anni fa. Ma con un grande cambiamento: non mi perdo più in quegli occhi, le parole che ne escono non mi interessano. Mi rimane solo la voglia di abbracciarlo e di dirgli "mi dispiace", mi dispiace perché tu sei rimasto li', non sei cresciuto e ora sei solo. Non penso che se fosse rimasto con me sarebbe stato diverso. Ma in quegli occhi ho visto una solitudine immensa e se in questi nove anni abbiamo giocato una partita, io in questo incontro ho vinto. Ho vinto la finale. Ma poi penso che la vita non é un gioco, né tantomeno l'amore, ma ho comunque la sensazione che lui sia vinto e che io non sia la vincitrice, ma colei che si é salvata, che ha saputo andare avanti. E ritorna anche un vecchio amico, che mi ha tradito, che scopre nell'elenco del telefono il mio nome e mi chiama. Non avevo niente da dirgli al telefono, anzi avrei volentieri riagganciato e fatto finta di niente. E appena mi ha salutato, io ho archiviato la telefonata con estremo cinismo. Non fa parte della vita, e non lo farà più.
Un passo indietro, due avanti. C'est la vie.

lunedì 21 aprile 2008

La primavera

E' la prima volta che sono cosi' attenta all'arrivo della primavera. Mi guardo intorno, controllo l'evoluzione delle gemme sull'albero di fronte alla finestra, sento gli uccelli che cantano al mattino. E' la prima volta dopo tre anni qui a Brexelles che mi sento serena, tanto da aspettare con ansia l'arrivo della bella stagione.
Se ripenso a questi tre anni, mi ritorna in bocca il sapore amaro delle delusioni. Ho dovuto lottare, é stata una lotta impari, io non ero pronta a combatterla. E invece poi ce l'ho fatta, anche se non é mai detta l'ultima parola e anche se so che nuove sfide si profilano all'orizzonte...ma per ora mi lascio vivere, mi vedo vivere, mi godo questa esplosione di fiori e colori, con la certezza che qualcosa sta cambiando.
Forse sto diventando più forte, forse più indipendente. Ma quali saranno le conseguenze?

mercoledì 12 marzo 2008

Il vento del cambiamento

In questi giorni qui é tempesta. Vento, pioggia, freddo. Un po' il segno del cambiamento. Come quando Dorothy nel Mago di Oz si fa portare via dall'uragano. Ho passato questo ultimo mese in preda all'angoscia. Non é stato facile scegliere, decidere qualcosa di cosi' importante. Mi sono resa conto che crescere é anche questo. E' decidere e pagarne le conseguenze. Ricordandosi sempre pero' che quando si chiude una porta, si apre un portone.

mercoledì 23 gennaio 2008

Smettere di pensare

Ci sono dei giorni in cui vorrei smettere di pensare. O di avere ricordi. Ho anche pensato di smettere di venire al lavoro a piedi. Perchè camminando penso. Mi sento stanca di pensare. Di riflettere. La mattina mi sveglio e sento già i miei pensieri, sento che sto costruendo nella mia testa un testo dal titolo "A Nightmare Journey" per preparami all'esame di inglese. Sento che sto già pensando a cosa devo dare da fare agli stagiaire. A cosa devo cucinare la sera. A chi devo scrivere.

E così vorrei smettere di fare tutto questo. Un giorno vorrei svegliarmi e avere una voglia. Non so, di andare al mare. Di andare a fare un giro in centro, sulla Grande Place vuota e bellissima. O di stare a letto a guardare il cielo dalla finestra.

Sono stanca. Sono stanca di dover sempre ascoltare gli altri, di dover sempre trovare le parole giusto al momento giusto, di essere sempre la super amica, di stare alla mercè degli altri.

Basta. Ora ci sono io. IO, senza pensieri. Magari solo con la composizione per l'esame di inglese.

lunedì 29 ottobre 2007

La famiglia

La famiglia. Scrivo la parola e metto un punto. E' un inizio ed è una fine. E' un inizio perchè è da lì che provengo, è l'ambiente in cui sono cresciuta, in cui mi sono formata. Io sono la mia famiglia. Delle volte mi fermo e penso che spesso faccio le cose come mia madre o come mio padre. Anche Samuel me lo fa notare, quando mi chiede per esempio perchè lavo in quel modo la verdura. E io rispondo: perchè così fa mia madre. Ed è una fine, perchè prima o poi arriva il distacco. Arriva perchè è fisiologico. Perchè si diventa grandi. Perchè si crea una nuova famiglia, con il proprio compagno e i propri figli. Però in questi giorni mi sono resa conto che i miei mi hanno dato tanto. Sono quello che loro hanno creato. Mi hanno sempre sostenuta. Sono venuta a vivere in questo paese grazie a loro. Mi hanno aperto mille strade. Delle volte ripenso ad alcuni momenti passati, a quando andavo con mia sorella a trovare mio padre al lavoro. E lui ci portava a prendere un succo di frutta lì nel bar dove andava con i suoi colleghi a prendere il caffè. Mi ricordo il sapore di quel succo con una nostalgia unica. O ripenso a mia madre il giorno dell'orale della maturità. Se ne stava fuori dall'aula, non riusciva ad entrare perchè era troppo emozionata, perchè ero diventata grande e si chiudeva un importante capitolo della mia vita. O a quando mi veniva a prendere fuori da scuola, alle elementari, e c'era la neve. Si passava dal parco per tornare a casa a piedi e io toccavo i rami degli alberi e le dicevo "guarda come sono cresciuta" e lei annuiva, sorridendo. Non mi diceva che toccavo i rami solo perchè erano caduti 30 centimetri di neve. Mi faceva credere al mio sogno.
Questi ricordi sono un tesoro per me. Sono un tesoro anche per la mia futura famiglia. Sono momenti irripetibili, pieni di spensieratezza, di tenerezza e anche di nostalgia.

mercoledì 24 ottobre 2007

Il lavoro: aveva ragione Marx?

Il lavoro non nobilita l'uomo. Lo distrugge. Per me l'entrata nel mondo del lavoro è stata una tragedia. Ne porto i segni. Sono cresciuta in una famiglia che crede fermamente nei valori. I miei hanno amato il loro lavoro e mi hanno sempre fatto notare che lavorare è gratificante. Quando ho dovuto scegliere che facoltà fare, i miei genitori mi hanno lasciata libera di scegliere e mi hanno ricordato di fare quello che sentivo. Mi hanno invitata a seguire un sogno. Il sogno però è finito ed è iniziato l'incubo. Quello del lavoro quotidiano. Un incubo trovarlo, un incubo avercelo. Ogni giorno per me è una tortura. Delle volte cerco di farmi forza, pensando che amo quello che faccio. In realtà no. Lo detesto. Ogni volta che salgo le scale dell'ufficio mi sale un nodo in gola. Cosa fare? Ma soprattutto dove sono finiti i miei ideali? Alcune volte, mi vengono i brividi, mi sento viva quando si parla di qualcosa che mi ricorda quello che ho studiato. E poi torno alla realtà, dura e cruda. Come venirne fuori? Non lo so, questo è il problema.

lunedì 22 ottobre 2007

Correre correre correre



Sono giorni di corsa, di affanno. Ho sempre troppo da fare, troppe cose a cui pensare, troppi impegni da gestire. Ed ho la strana sensazione di non saper vivere, di dimenticare sempre qualcuno o qualcosa di importante.

Anche quando sono a casa, non ho un attimo di tregua: c'è da pulire, da stirare, da ascoltare, preparare da mangiare per me e per chi vive con me...ed è tutto sempre di corsa. Non vivo, sopravvivo. Vedo il tempo passare veloce.

In questa corsa però qualcosa mi ha fermato la settimana scorsa: un arcobaleno, che ho visto in piena città, mentre andavo a lavorare...e mi sono chiesta se non dovessi mollare tutto e correre verso i folletti che sono alla base dell'arcobaleno, custodi del tesoro.