mercoledì 30 luglio 2014

Il faut savoir dire au revoir

Bisogna saper dire arrivederci. Sapendo che in Europa c'è la nostra vita. Ho scoperto un paese unico. Breathtaking,  dicono gli inglesi.  Con persone civili. Una natura incontaminata.  Ma col pensiero sempre oltre l'Atlantico.  È ora di tornare. A casa.

giovedì 10 luglio 2014

Je suis amoureuse et j'emmènage samedi

Ho scritto a te. Ho scritto quello che avevo nel cuore. Dopo tanto tempo. Ho riletto e ho riso. Ho scritto questo: "Ma vie va bien. Je me sens mieux dans mon boulot, je rigole plus de moi et des anglais. Je suis amoureuse et j'emmènage samedi".
Insomma, ho fatto il riassunto di un anno di vita in una frase.E quando l'ho riletta ho sorriso. Di bonheur.

mercoledì 9 luglio 2014

L'amore a tutti i costi

Avevo il mare davanti agli occhi. Il tramonto stava arrivando. Tu avevi in braccio un bébé di pochi mesi. Gli amici tutti intorno a noi. Si rideva e si scherzava. Mi dicevano "ah tu, tu sei quella che crede nell'amore ad occhi chiusi". Ho guardato i piedi coperti dalla sabbia e ho capito. 
Tu non ci sei mai stato. Tu non hai mai voluto niente da me. Tu volevi un giochino di qualche mese. Tu come gli altri. E mi avevi dato segnali. Che io non ho visto, cosi come non ho visto quelli degli altri. 
Ho detto: "si, io vedo l'amore ovunque. Anche dove non c'é. E me ne convinco cosí bene, che poi ho problemi a lasciare andare". 
L'importante forse é averlo capito.

martedì 8 luglio 2014

Un nid douillet

Cartoni. Mi sento male solo a pronunciarla quella parola. Per tre anni, non mi sono mossa. Non potevo neanche immaginarlo. Non potevo neanche pensarlo. L'envisager, dicono loro, i francesi. Sono rimasta in 9 metri quadri di camera. Ad accumulare cose, polveri, pensieri, qualche sorriso, qualche lacrima (poche, io piango poco), gioie e dispiaceri. 
Poi, non ce l'ho fatta piú. Il nano peloso. La casa sporca. Le ore passate nella metro per venire da te. Ti ho detto "provo ad avvicinarmi". E poi finiamo per cercare casa insieme. Perché Londra costa tanto. Perché tanto saremmo comunque e sempre stati insieme most of the time.
E cosí, dopo la querelle del cercare, ecco arriva la casa. E i cartoni. Ne ho preparato uno quasi tre settimane fa. Mi faceva sentire bene. Non avevamo casa a quell'epoca. No. Ma lo dovevo fare per togliere cose di torno. Per fare pulizia. Dentro e fuori. Per iniziare a schiarirmi le idee. Ieri sera, complice dell'assenza del nano peloso e del coinquilino, sono tornata ai cartoni.
Non ho potuto non pensare. Non ho potuto non pensare a tre anni fa. Quando ero in mezzo ai cartoni. E alle lacrime stratificate. Secche. Che non uscivano piú. Il buco nello stomaco. Non posso non pensare a quella ultima nostra settimana di silenzio. Di muro mio contro te. Quando capisci che ormai non c'é niente da fare. Solo accettare che la vita ti ha tolto anche questo. 
Il mio nuovo coinquilino tutto questo non lo sa. Non ce la faccio per ora. Magari un giorno. Ho completamente cancellato questo passato dalla mia vita per il mio nuovo co-équipier. Cosa gli andrei a dire? Senti, io ho già vissuto con qualcuno. Senti, é stato un disastro. Senti, j'ai enduré tout ça. 
Meglio tacere. Meglio ripetere solo questo: je voudrais un nid douillet pour nous. J'en ai besoin. Ogni volta che glielo dico, lui sorride. E mi abbraccia. E anche i cartoni fanno meno paura. Merci, encore une fois.

venerdì 27 giugno 2014

Le tue braccia mi portano altrove

Bientôt je ne devrais plus marcher ici.  Dans la rue où les souvenirs deviennent cauchemars. Tes bras m'amènent ailleurs.  Merci.

martedì 3 giugno 2014

Paris. Encore.

Paris. Encore. Encore une fois. Forse la quindicesima. Non so, ho perso il conto. Avevo qualcosa da esorcizzare. Avevo qualcosa da dimenticare. E ho detto sí. Ho detto vengo con te. 
Ho avuto paura prima di partire. Troppi ricordi. Di epoche diverse. Troppe emozioni sempre lí, presenti. 
Ho preso l'Eurostar con un sospiro bloccato in gola. Ho preso l'Eurostar con la paura nascosta sotto la pelle. Ho percorso il binario della Gare du Nord come se fosse stato un remake. Col cuore intrappolato in una morsa. Ho cercato il punto dove mi aspettavi. Con i fiori e la t-shirt rossa. Non l'ho trovato. Mi sono detta: E un segno. 
Poi ho dimenticato. Ho esplorato un nuovo quartiere. Ho cercato le tracce della tua vita lí. Le tracce di chi é venuto dopo di te e mi ha preso il cuore. O almeno ci sta provando. A volte a colpi di martellate. Che mi dó io al cuore, per dimenticare e fare la pace col passato. Perché poi io mi debba sempre mettere in croce, questo non si capisce. 
La seconda sera, lei mi ha proposto di andare a Notre Dame. Ho tremato. Ma ho annuito. Troppi ricordi ancora. Su Pont Neuf mi sono seduta. Ho ripensato al tuo abbraccio. Perché mai tutto é cosí vicino? Tutto cosí ancora vivo nei miei ricordi? Eppure a Parigi ci sono stata tante volte. Non solo con te. Anche con chi ti ha preceduto e mi ha dato molto piú di te. Anche con chi mi ha tolto un pezzo di vita. 
Notre Dame era splendida. Come quella sera di inizio agosto. E ho ripensato al tuo viso di quella sera. Su quella scalinata. Quando mi hai detto "vas-y, on rentre à l'hotel". Avevi un viso triste. Avevi la tristezza negli occhi e non solo. Lí avrei dovuto capire. Lí, mi ricordo, ho pensato che tu non fossi lí con me. Che forse mi ero ancora una volta sbagliata. E che ti avrei perso. Come poi é stato. Che poi, lo dico sempre, non é stato un male. 
Ho passato tre giorni a pensare di scriverti un messaggio. Un messaggio di recriminazioni. No. Un messaggio d'amore. No. Un messaggio per dire "caro, hai fatto tanto danno. Chiedi venia". Ma a cosa sarebbe servito? A niente. L'ultimo giorno ho comprato una bottiglia di champagne. Per me e il mio lui. Il picconatore di cuori affranti, lo chiamerei. L'ho comprata per festeggiare il mio compleanno. Il nostro rapporto. Le mie paure. La paura che tu mi hai lasciato addosso. Quella che il picconatore un giorno mi dica basta. Basta mi sono stufato. Basta, non sono innamorato e chiudo. 
Ieri il mio picconatore mi ha trovato stancante. Facevo troppe domande. Eh, gli avrei detto, devo. Devo per esorcizzare i ricordi. I ricordi della tristezza. Lui mi ha detto "magari ad ottobre facciamo un weekend dai miei a Parigi". Io ho annuito. Si, ti prego, vieni con me a Paris. Encore une fois. Allora su quel binario, ci saremo io e te. A Notre Dame ci saremo io e te. E il passato non fará piú paura. 
E tu, s'il te plait. Demande pardon. Un vrai pardon.