lunedì 9 settembre 2013

I've never been so far

Ci sono delle volte che mi spavento. Si, ho una paura nera. Come mi é successo ieri sera. Tu mi hai mandato una foto, modo molto gentile per farmi vedere che stai bene. E io appena l'ho vista ho riconosciuto, trovato, rintracciato subito i punti che mi piacciono di te. La stempiatura. La ruga sotto l'occhio destro, che spesso accarezzo. La forma che il labbro inferiore prende quando sorridi. L'espressione stupita che hai ogni tanto sul viso. Ho avuto paura perché significa che fai parte della mia tappezzeria, cosí presto, solo dopo qualche mese. Se chiudo gli occhi e allungo la mano posso toccarla quella ruga, posso sentire l'incavo sotto i miei polpastrelli. Posso sentire il tuo odore nel mio naso. La morbidezza della tua pelle. La forza delle tue braccia. E sai che io cerco di frenare, di andare piano. Ma una foto e questi pensieri, mi spiazzano. E sospiro e conto fino a 5. I giorni che mancano al rivedersi. Solo 5. 5 per avere non solo sensazioni mentali, ma per averti fra le mie braccia, fra le mie mani. 5 volte dodo o ninna nanna come lo vuoi chiamare e poi torni. E il respiro si blocca. Per la gioia.

giovedì 5 settembre 2013

Between here and there, I found you

Una stanza completamente buia. Con una sola lucina a rischiarare l'aria. Una sorpresa. La tua morbidezza. La tua dolcezza. Il tuo abbraccio. Le tue braccia che mi stringono, a sorpresa, da dietro Le mie che stringono te. L'amaro del salutarsi, ricominciando a contare i giorni prima di vedersi di nuovo. La gioia di sapere che pero' ci sei, anche se lontano. Annusarti varie volte mentre mi accompagni alla metro, mentre camminiamo per il parco di Ealing, ancora una volta nel buio totale, come per fissare il tuo odore nel mio naso, perché non voglio sentire la tua mancanza mentre sei via. Un biglietto nascosto nella tua valigia, che recita fra qui e lí, ti ho trovato. Sí, ti ho trovato. Nonostante il buio. Ma come mi hai dimostrato tu, anche nel buio completo, c'é sempre una piccola luce.

martedì 3 settembre 2013

Niente di più, je ne veux rien de plus

Lui arriva puntualissimo. E' sempre un uomo e sa che ha qualcosa da farsi perdonare. Lo sa anche se io ho taciuto per giorni sull'argomento. L'ho evitato, nascosto, solo parzialmente dimenticato. Arriva anche col suo più bel sorriso, la sua pelle morbida e il suo profumo buono. E nasconde dietro la schiena un mazzo di fiori, un po' da manuale, ma sotto sotto, estremamente gradito. Arriva e io chiudo il mondo. Lo circoscrivo a noi due. A noi due, un piatto di carbonara da spartirsi nella mia solita cucina non proprio pulita, sorrisi a gogo, chiacchere e baci, dolci, sussurrati. Poi questo omino da favola se ne va, corre a prendere l'ultimo tubo per l'ovest, e io resto li', a casa mia, a guardare il soffitto, rapita, persa, sognante. Tutti dormono, la casa é assorbita nel silenzio completo e io ripenso a lui, a noi, a io che dico "siamo solo all'inizio" e lui che mi risponde, sorridendo, "tra tre mesi dobbiamo iniziare ad insultarci?", io che freno, io che esito per paura, lui che abbatte le mie paure una ad una, a colpi di sorrisi e baci.  C'est bon, tu as gagné. Je ne veux rien de plus. Je ne peux pas. 

Casa - Home - Maison

Ho visto una regione. Quella che dovrebbe essere mia. Ho visto il sole, che scotta sulla pelle. Ho bevuto vino che scorre in gola senza lasciare tracce, rimasugli, amarezze. Ho mangiato squisitezze che mi hanno fatto rimpiangere la mia vita passata. Ho riso guardando foto antiche o antiquate, in cui sembro non conoscere il significato di sorridere. Ho percorso strade in bicicletta come facevo per andare a scuola, ma con un seggiolino da bimbo montato sul porta pacchi, segno del cambiamento avvenuto. Ho dormito il sonno dei giusti, in una stanza nerissima, senza neanche un fantasma a farmi visita. Ho condiviso il mio passato, le piccole cose buone del mio passato. Ho sentito la nostalgia, ma ho guardato al futuro. Ho sperato che quello che verrà sarà bello, cosí tato da nascondere il buio passato. Ho portato con me l'amicizia incontrata altrove. Ed é stato bonheur. Ancora una volta pure bonheur.

mercoledì 28 agosto 2013

Il miracolo della vita quotidiana

L'ho trovata diversa ieri sera quando mi ha aperto la porta. L'ho trovata piú bella del solito. Ha insistito per vedermi a tutti i costi. Abbiamo iniziato a preparare la cena, mi ha chiesto della mia vita, dei mocassini. Di Oslo e del grande Nord. Io non ero in piena forma, quindi non avevo molta voglia di parlare. Sfuggivo. Poi é arrivato il suo compagno. E ha cucinato quel piatto polacco che mi piace tanto. E in quel momento, cosí all'improvviso, é arrivato l'annuncio. E lei si é sfiorata la pancia con la mano. Distrattamente. La sua pancia era piatta come al solito, ma era diversa. Poi ha fatto un passo indietro, come per dire "stento ancora a crederci". E' sempre un'emozione scoprire una nuova vita. E' sempre un'emozione guardare gli occhi spumeggianti dei futuri genitori.  Abbiamo riso pensando a questo bambino di 1 centimetro e mezzo che al momento attuale ha la coda. Si, come un anfibio. Ha tirato fuori l'ecografia e mi ha fatto vedere il niente che é tutto. Mi ha guardato sorridente, dicendomi "Questa é la sacca amniotica. Non si vede, ma c'é". Mi sono sentita felice per loro. Per quella grande notizia. Per il miracolo continuo della vita. Quotidiana.



Amichevoli conversazioni politiche

Ha votato Sarkozy?
Si.
Fraaa, sei sicura?
Si, me l'ha detto. Ha confessato!
Scusa, lui, quest'uomo con i mocassini, sempre perfetto, sempre dolce, che dà splendidi baci alla francese, ha votato Sarkozy e tu non dici niente?
...
Tu sei una donna di sinistra!
Beh, sai che votare a sinistra in Italia é un obbligo...
E vabbé, ma guardati: porti la giacca di Che Guevara e la sciarpa rossa!
Eh, ma il French kiss...eh, ma i mocassini...eh, ma il pane cucinato in casa, impastato con le sue mani...ah, sai cosa? domani mi metto l'impermeabile per uscire con lui. Fa meno donna di sinistra, che dici?

martedì 27 agosto 2013

Paniquer

Sono stata nel grande Nord. Sono stata in un paese dove il sole é un'eccezione. Tutti erano belli. Tutti alti. Tutti nudi. Si, perché un raggio di sole cambia la vita. In certi posti. A me no. Io continuavo a voler camminare all'ombra. Io volevo sparire. Essere trasparente. Lí, ci sono riuscita. Sono sprofondata in un letto pieno di cuscini e ci sarei rimasta una vita intera. Si, col telefono in modo silenzioso, tacito. Non mi é piaciuto il grande Nord. Non sono stata bene. Quando mi hai visto arrivare da te, l'hai capito subito. Non hai fatto domande. Hai guardato solo gli occhi grandi, gonfi, rossi. Mi é capitato cosí, scusa. Non puó sempre andare tutto bene, lo sai. Ho ricordato il passato, mi ha triturato quel passato in questi due giorni. Mi sono chiesta cosa ci porterà il futuro e ho avuto paura. J'ai paniqué. Oui, je l'ai fait. Posso dirti non lo faró piú. Posso dirti "scusa". Ma come mi hanno detto in tanti, tutto questo non ha senso. No. Non ha senso chiedere scusa, non ha senso dire non lo faró piú. Dei buoni propositi sono piene le fosse. E anche di qualcos'altro.