Tu sei sempre bello ai miei occhi. Ma lo eri di più in quel momento. Con la giacca blu e quel profumo inconfondibile addosso. Profumo di te. Profumo di me più te, direi. Mi hai preso la mano come fai sempre, come hai fatto fino dal nostro primo appuntamento. E mi hai portato al Tubo. E mentre camminavamo per Ealing mi hai attirato a te e mi hai detto "vieni, camminiamo nel parco". Ci siamo ritrovati su un prato verde come solo in Inghilterra puo' essere, umido per la pioggia caduta nel pomeriggio, io e te, con le mani intrecciate e il sorriso sulla bocca. I tuoi mocassini e le mie ballerine non hanno retto e ci siamo trovati con i piedi bagnati. A camminare per un parco verde, vuoto, silenzioso, a momenti pacifico. Sembrava un film, sembrava un sogno. Quello che mi stai facendo vivere tu giorno dopo giorno. Un momento di felicità eterno. Si, che non finisce mai. Che mi toglie il respiro. Che mi mette il sorriso sulla bocca. Che mi sorprende sempre. A piedi nudi o quasi nel parco. Con la tua mano che stringe la mia e non la lascia andare. Mai.
venerdì 23 agosto 2013
lunedì 19 agosto 2013
Accidentaly in love like a teenager
Mi hai invitato ad andare al cinema. E io ho detto di si, perché volevo vederti ancora, perché non mi basti mai. Cosi' ci siamo trovati in questo enorme centro commerciale londinese, dopo il lavoro. Quando ci siamo visti fra la folla, ci siamo detti che quell'uscita faceva un po' pensare a quando eravamo adolescenti e sperimentavamo le prime uscite amorose. Tu hai preso un milkshake a cena, io una coca. Poi mano nella mano, siamo andati al cinema. E li', é stato proprio come il primo appuntamento con un ragazzo che ti piace. Nel buio della sala, le nostre mani si sono cercate, sfiorate, entremelées in un abbraccio stretto. Tu mi hai accarezzato delicatamente il viso, tanto da togliermi il respiro. Ci sono state lunghi momenti di distrazione dal film, parole dolci che mescolano francese e inglese e ancora carezze e abbracci. A film finito, siamo rimasti nel buio della sala per goderci quel momento, per non farlo finire mai. E poi come due adolescenti, ci siamo salutati nel tubo, uno andava a destra, uno a sinistra. Inutile dire che sono stata bene, benissimo. Ho vissuto una serata del passato, nonostante gli anni che mi porto addosso. Ho vissuto spensierata, come se il tempo si fosse fermato. Ho vissuto, sapendo che la vita, l'amore, le relazioni di coppia sono altro. Ma una volta tanto, giocare mi é piaciuto. Anche se solo per una sera.
Quando nasce il tuo bambino?
Succede anche questo a Londra. Shoreditch, ancora una volta. Sabato sera, con un freddo da fine ottobre, anche se siamo solo ad agosto. Siamo in tre, io, l'amico brussellese in visita, che dopo il terzo giorno inizia a puzzare, e l'amica inglese, che per capirla nel rumore dei locali shabby chic ci vuole ben altro che i sottotitoli. Aggiungiamo a tutto questo, una giornatina di quelle belle pesanti e una discussione col suddetto amico brussellese che suonava da regolamento dei conti (te la fa pagare questa mattinata con me, aveva suggerito Mr Mocassini qualche ora prima e aveva avuto ragione, in versione Cassandra incompresa e anche un po' abbandonata). Non si riesce a decidere dove andare e inizia anche a piovere. Cosí io scelgo il primo posto che troviamo, che sembra abbastanza sporco e alternativo, dove all'entrata ci danno una moneta d'oro. "Vale per una birra gratis", sbiascica il buttafuori e io che non so come sia riuscita a capirlo, accetto e vado diretta al bar. Consegno le tre monete e chiedo due birre e aggiungo "io non posso bere alcool, posso avere qualcos'altro". La barista mi guarda e scuote la testa, ma mentre la scuote mi guarda sempre piú fisso fino a quando vedo il lampo di genio nei suoi occhi. "Normalmente no, ma date le circostanze, faccio un'eccezione". Io contenta e ignara delle so-called circostanze ordino la mia lemonade. Me la serve con un sorriso sulla bocca e mi chiede gioiosa: "Ti posso chiedere quando nasce il tuo bambino?". Io resto interdetta e realizzo a quali circostanze facesse riferimento. Non ho via di uscita. Col sorriso sulla bocca mi sento risponderle "Soon", mentre mi chiudo la giacca e mi giro e sgambetto veloce verso il posto piú nero del locale, dove passo il resto della serata. Ecco, anche questo succede a Londra. A Shoreditch. In un locale alternativo. Una piccola bugia non fa male, soprattutto se puó comportare una free lemonade, in un bicchiere cosí unto, che una donna incinta non dovrebbe neanche toccare da lontano. C'est la vie, c'est Londres!
Every time I look at you I go blind
Quando sono arrivata avevi le mani in un sacco di farina e il naso bianco. Mi sono seduta nella tua cucina luminosa e ti ho guardato impastare il tuo pane, con movimenti lenti, ma sicuri e forti. Mi hai detto "metà di questo é per te", come per ribadire che noi questo pezzettino di vita, questo pomeriggio domenicale ce lo siamo divisi, un pezzo di felicità per te, uno per me. Abbiamo riso, abbiamo parlato. Io mi sono persa nella tua dolcezza, tu nel mio profumo. Alla fine del pomeriggio, c'era solo un profumo, un misto di me e te, con un tocco di odore di pane appena sfornato e te che prepari une tartine pour moi, une pour toi. Ho scavato un incavo sulle tue spalle per appoggiarci la mia testa, mentre le tue braccia mi stringevano. Il tempo é volato. Le ore mi sono sfuggite, accompagnate dal sapore dolce dello stare insieme. E alla fine della serata é arrivata la ciliegina sulla torta: i mocassini che hai infilato per riaccompagnarmi alla metro. Con quelli, sei l'uomo piú bello del mondo. Ma anche senza, lo sei ai miei occhi un po' persi a guardare te. Si, forse é proprio vero: every time I look at you I go blind...ma io, non te lo dico neanche sotto tortura!
giovedì 15 agosto 2013
Giocare a canasta
"Cosa sei venuta a fare qui?". Mi hai accolto cosí, e con il sorriso piú bello del mondo. "A giocare a canasta", ho risposto io, facendo l'occhiolino. "Canasta che?". "Non importa...". E da lí, ho dimenticato tutto. La giornata, il mal di pancia, l'amico un po' rompino, le tre metro e i 60 minuti passati sottoterra per raggiungerti. Tutto si é azzerato. C'eri tu, c'ero io, c'era il bonheur, quello puro. C'era il tuo profumo nel mio naso, c'erano i tuoi abbracci, la tua pelle morbida, i tuoi baci dolci. Con te ho sempre questa sensazione di leggerezza, di tempo che non passa mai, di essere finalmente capace di staccare i piedi da terra e volare, librarsi nell'aria. Non mi é mai successo.
Non so quanto tempo durerá questa sensazione, questa magia. So solo che mi fa stare bene, che mi rende felice. Mi rende felice pensare a questi momenti, a te, che sulle punte dei piedi ti intrufoli fra i meandri della mia vita, con un lumino, per rischiarare il buio lasciato da chi é partito o é stato cacciato via.
Vieni, dai, vieni ancora una volta a giocare a canasta sul tavolo della vita. La nostra.
mercoledì 14 agosto 2013
Tu as raison, ça ira
Noi abbiamo un problema: la tempistica. Ieri sera, tutto é stato perfetto. Tu eri sempre bello, il tuo ciuffo dritto come doveva, la barba leggermente cresciuta, di quella che punge e graffia al punto giusto. Tu eri sempre brillante, divertente, con due occhi da sognatore, che mi sono sempre piaciuti e mi piacciono ancora. Io ero a mio agio, avevo messo tutto bene in chiaro, dentro e fuori di me. Il ristorantino a Islington dove mangiare solo ed esclusivamente verdure poteva essere un po' squallido, ma nel complesso, era anche romantico. Cosi come la bottiglia di acqua naturale che abbiamo condiviso. Poteva sembrare champagne a momenti. Tu non hai staccato le tue gambe un secondo dalle mie, sotto il tavolo. Io non le ho spostate. Quella leggera pressione non mi dava fastidio, anzi. Lo stesso nella metro, quando non si sa come, abbiamo finito per toccarci ancora per sbaglio e nessuno dei due si é ritratto. Abbiamo lasciato le mani dov'erano. La colazione di stamani é stata pure bonheur, sembrava che tu fossi sempre stato seduto al tavolo della mia cucina. Addirittura, sembrava che tu vivessi lí quando ti ho salutato con la mano, mentre andavo a lavorare e la tua testa spuntava dalla mia porta.
Peccato che siamo fuori tempo. Peccato che non ci siamo capiti quando ci dovevamo capire. Peccato che non abbiamo voluto, saputo, gestito bene la situazione. Io stasera abbracceró un altro uomo, appoggeró la testa sulla sua spalla, annusseró il suo collo profumato, accetteró i suoi baci e le sue carezze. Noi, restiamo cosí. Amici. Tu as raison, ça ira.
martedì 13 agosto 2013
Conversazioni emotive da film o romanzo romantico (o meglio, non reali)
Tu forse non l'hai capito, ma io qui ci vorrei stare in pianta stabile. Qui significa nella tua vita, nel tuo cuore, nei tuoi pensieri.
Prego, accomodati. Ma non toglierti le scarpe, please.