lunedì 13 maggio 2013

Never say sorry

Mi sono seduta accanto a te. Tu mi hai raccontato la tua storia. Lentamente, parola per parola. Una storia lontana nel tempo, che risale a tanti anni fa. Una storia che ha le rughe, un po' per il tempo che é passato, un po' per la tristezza che ti ha lasciato. Una storia di delusione, di un amore deluso, forse anche calpestato. Una storia di desideri, di sogni, di un futuro insieme, che poi non si é realizzato. 
Ho ascoltato, ho guardato i tuoi occhi e le tue mani. Ho visto che il dolore é passato, ma ha lasciato cicatrici a momenti impercettibili, ma sempre presenti. Ho pensato che tu abbia condito il tutto con un po' di melodramma, come ti piace fare. Ma ho anche capito che quello che dicevi era vero. Era sentito. Era vita. 
Mentre parlavi mi hai detto questa frase "it's pointless to say I'm sorry in this situation. This is just for you, because you don't want to feel that you're guilty". E' la seconda volta che qualcuno mi dice che é inutile chiedere scusa. Inutile quando sai che hai calpestato e devastato i sogni dell'altro. I suoi sentimenti. In un certo senso, la sua vita. Lo hai fatto, forse non con coscienza, ma l'hai fatto. Io stessa mi chiedo se si possa agire cosí, senza coscienza. Si, si puó. Ma sarebbe il segno di una grande svista, sarebbe il segno di un grande gesto di egoismo, forse troppo grande per essere dimenticato con un semplice "I'm sorry".

venerdì 10 maggio 2013

Lacrime e sorrisi

C'é quella canzone, che mi hai fatto conoscere tu una sera, cosí, su una panchina. Mi ricordo ancora che avevo appoggiato la mia testa alla tua spalla e mi ero sentita cosí bene, cosí serena, mentre nell'orecchio mi risuonava la voce del cantante. Da quel momento, quella canzone me la porto sempre con me. Tu mi hai anche scritto una frase di quella canzone su una cartolina che mi hai spedito e che io ho conservato nell'angolo dei ricordi materiali. Ora l'ascolto quasi tutte le mattine, mentre vado a lavorare, mentre guardo il cielo londinese, le case tutte un po' uguali, mentre mi perdo fra i miei pensieri, mentre sento le mie mancanze e mi felicito di quanto invece ho tra le mie mani. 
Ecco, quella canzone che mi canto nella mia testa, che mi fa sempre scendere le lacrime di gioia e di sconforto, recita questo:
Did they get you to trade your heroes for ghosts? Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? Cold comfort for change?

giovedì 9 maggio 2013

Un libro per un giorno futuro

E' un libro. Niente di speciale. Me l'hai regalato tu. E io per protesta contro di te, non l'ho mai letto. L'ho addirittura nascosto dietro gli altri libri, pur di non vederlo. Sai com'é, mi ricordava te. Mi ricordava noi. Mi ricordava quando sono stata felice con te. Poi il coinquilino bello e dannato un giorno mi ha chiesto un libro da leggere e gliel'ho dato, ancora una volta per non vederlo. Gli ho addirittura detto "tienilo pure, non ho fretta di leggerlo". L'ho fatto per dimenticare, per fare in modo che non mi capitasse fra le mani insieme ai ricordi. Ieri ho aperto il ripostiglio e l'ho visto lí quel libro, fra gli stracci per pulire per terra. Ho maledetto un po' il coinquilino bello che l'aveva buttato lí e anche me stessa. L'ho ripreso fra le mani, ho cercato un segno di te, ma non c'era. "Figurati", ho borbottato. Mi sono chiesta se lo dovessi leggere, se dovessi finalmente seguire il tuo consiglio. Ho scosso la testa e l'ho appoggiato fra gli altri libri, stavolta visibile. Il tempo rimargina le ferite. Il tempo fa capire gli sbagli. I miei. Il tempo fa tanto. Ma io resto cosí, in silenzio, bloccata. Se potessi parlerei, forse dovrei, ma per ora non posso. Non riesco. Per ora guardo quel libro dal letto appena sveglia e dico "un giorno, ci riusciró". Si, un giorno.   

mercoledì 8 maggio 2013

Cosa non mi é piaciuto

Non mi é piaciuta la tua valigia. La prima cosa che ho visto dopo una lunga giornata di lavoro. Non mi sono piaciuti i tuoi occhi che sembravano quasi chiedere scusa. Non mi é piaciuto svegliarmi e pensare che tu non ci sei piú in questo paese. Non mi é neanche piaciuto quell'aereo mattutino che ti porta verso un'altra vita. Ieri mi hai detto "torneró per festeggiare, é solo un primo distacco". Si, festeggiare la tua partenza e il mio compleanno. E quella frase mi é rimasta in gola, lí piantata di traverso. Ieri non sapevo dove guardare pur di non guardare i tuoi occhi. Non li potevo guardare. Mi sentivo troppo fragile per guardarli. Troppo vulnerabile. Stanotte non ti ho sentito andare via. E stamattina ho pensato che non é stato un caso. No, il cuore ha deciso di farmi dormire per non farmi soffrire. Buon cielo sereno anche a te. Quello di Londra oggi é pieno di nuvole. Il mio anche.

martedì 7 maggio 2013

Fine settimane di certezze

E' stato il fine settimana della crescita. Si, del vederci tutti insieme grandi, adulti, seduti in una tavolata al sole, con i neonati che discutevano fra di loro e l'odore buono di bimbo nel naso. E' stato il fine settimana del ritrovarsi a Place des Palais, mentre io continuavo a chiedermi dove fosse. La mente dimentica, si, il cuore, no. E' stato il fine settimana in cui in una piazza con 500.000 persone io, con la solita fortuna, mi sono trovata proprio davanti a te, che indossavi proprio quel maglione che ti avevo regalato io con tanto amore. Si, con tanto amore, mio caro distruttore di sentimenti. Te lo avrei strappato di dosso quel maglione, come tu hai fatto con me, con la mia vita brussellese. Me l'hai tolta, insieme anche a quel briciolo di autostima che avevo costruito in anni e anni di lavoro su me stessa. L'autostima l'ho recuperata a picconate contro me stessa, della vita brussellese mi sono rimaste le briciole. E' stato il weekend della Brasserie de l'Union, con i suoi vetri unti, un po' disgustosi, con le battute sui miei presunti problemi digestivi e la zuppa di lenticchie, su nos hommes che diventano pesanti quand ils sont bourrés. E' stato il weekend del nostro amore mai nato, né dichiarato, ma sempre celato fra gli sguardi, le risate, i rossori del viso, le mani che si sfiorano, incorniciato dalla frase " a che punto siete voi due? chi va dietro a chi ora?". Con questo sono tornata nella mia Londra, sotto il sole. Sotto il cuore che batte. Con la convinzione che tornero', si tornero' a riprendermi quello che mi spetta. Che tu me l'abbia tolto o no.

giovedì 2 maggio 2013

Insonnia coinquilina

Ci siamo svegliati alle 5. Ci siamo trovati in cucina. Tutti e due con gli occhi rossi e gonfi. Tu con le proteine, io con il thé. Abbiamo detto all'unisono "c'é troppa luce, non si puo' dormire". Ma entrambi sappiamo che non é per quello che non dormiamo. Io so perché tu non dormi e lo capisco anche. Tu non sai perché io non dormo. E forse non lo capiresti nemmeno. O forse si', se ti spiegassi l'incertezza in cui vivo, la valigia sempre aperta, i figuranti (perché solo figuranti possono essere) che giocano ad entrare ed uscire dalla mia vita, il disordine mentale e fisico che é tornato. Tra il panino al salmone, il thé, le proteine al cioccolato e i toast al burro di arachidi, ho pensato che non voglio che te ne vada, anche se a volte mi fai arrabbiare, mi sento un po' giudicata quando mi guardi e mi dici "ancora lui, no", quando mi sgridi perché torno sempre troppo tardi. Non sono riuscita a dirtelo. Siamo rimasti in silenzio, con gli occhi gonfi, i pensieri pesanti, io e te. Nella solita cucina. Per ora la nostra.

mercoledì 1 maggio 2013

Sotto il sole, col cuore pesante


Me lo ricordo questo momento. Mi ricordo i pensieri che stavo facendo. Mi appesantivano l'anima, nonostante il sole, nonostante l'amicizia, nonostante l'ascolto. Ora sono andati, scivolati via in una notte. Le paure, la sensazione di aver sbagliato, di aver mirato male. Ecco com'ero: in gabbia davanti a uno spettacolo da togliere il fiato. Davanti a rovine che parlano di storie antiche, di vite passate, del mio passato. Ecco, ero sotto il sole, col cuore pesante. Ma al di fuori della gabbia, c'era la primavera, c'era i fiori, c'era la vita. Il punto é uscire di lí.