lunedì 22 ottobre 2012

And so it is...

E' cosí che inizia quella canzone che mi piace tanto. Quella canzone in cui il cantante sussurra, non canta. Quella canzone un po' triste, ma anche dolce. Non é stato un bel weekend. Stamani mi sono svegliata con le ossa rotte. Il motivo o motivi? Sempre gli stessi. Ora facciamo tabula rasa e si ricomincia da zero.
Basta col mal di stomaco, basta con lo stordimento, basta con i pensieri neri, basta con la tristezza, basta con tutto questo. Ora torniamo alle piccole balle quotidiane, ora torniamo alla fase di costruzione e non di decostruzione, ora torniamo a provare a credere in qualcuno, ora mi lascio andare ad un presunto nuovo sentimento. Cadere di nuovo non potrà fare piú male di quanto ha fatto le altre volte.
And so it is. No love, no glory, no hero in the sky. Ho tutto quello che voglio. Ecco cosa mi sono detta stamattina. Quello che ho lenisce il dolore delle ossa rotte. Non cadró, staró attenta a dove metteró i piedi. Non scivolero' piú. Mi faró intrappolare dall'amore, ma da quello vero, da quello sacro, da quello corrisposto, da quello che ti fa diventare una cosa sola con chi ti ama.
And so it is. And so it will be. 
http://www.youtube.com/watch?v=5YXVMCHG-Nk

sabato 20 ottobre 2012

La mattina dopo

Lo ammetto. Potevo evitare tutto. Potevo evitare quello che ho fatto. Ma sono scoppiata, non ne potevo più. Sono crollata. Ho sentito crack dentro di me. Ho tirato fuori tutta la frustrazione. Quella del lavoro. Quella della vita privata. Quella del mio passato. Quella della vita, di questa vita che ogni tanto mi pesa. Ecco, ieri hai visto come sono stata per mesi, in quei mesi bui in cui tu non ci sei stato, in cui io ti ho escluso e tu hai vissuto la tua meritatissima storia. Quei mesi in cui mi dovevo stordire per sorridere, in cui cercavo palliativi. E stamattina ho fatto la stessa cosa che ho fatto per mesi. Mi sono alzata e me ne sono andata, buttando le chiavi nella cassetta della posta.
Tu forse sei stato perfetto. Tu hai capito. Tu mi hai preparato un posto accanto a te, perché hai capito che non potevo farcela a camminare da sola. Non ci siamo sfiorati, ognuno nel suo mondo, ognuno col suo dolore. Quando ho aperto gli occhi, ti ho visto e ho capito che non é il mio posto quello, anche se vorrei. Non lo é e non lo sarà mai. Perché in certe cose bisogna sempre essere in due. E noi non lo siamo.
Ora se potessi, sparirei. Ora se potessi, farei la valigia. Ma non posso. Non so neanche cosa faro'. Se chiedero' scusa, se non parlero', se ti escludero' come ho già fatto, se verro' a bussare alla tua porta per dirti ho sbagliato tutto, azzeriamo tutto. So solo che oggi nelle sue braccia non cerchero' un palliativo. Non cerchero' quello che tu non mi hai mai dato. No, oggi saro' sincera. Oggi diro' non posso, aspetta. Oggi non mi buttero' via. Te lo prometto. Forse oggi per la prima volta ascoltero' i tuoi consigli. 

giovedì 18 ottobre 2012

La verità per favore sull'amore

Vuoi la verità? sono venuta da te e mi aspettavo qualcosa in cambio. Mi aspettavo che tu mi dicessi "vai, sei libera" (come se poi non me l'avessi già detto mesi fa). Avrei sperato in un'altra risposta, perché come mi hai detto tu a fine serata, la speranza non muore mai, ma come potevo immaginare, la risposta sperata non é arrivata. Non solo questo. Volevo provare a me stessa che potevo non farcela, potevo non provare piú niente ed essere distaccata. Ieri sera non sono stata la Francesca di sempre. Sono stata come un topo da laboratorio sotto osservazione. Il punto pero é che ero il topo e lo scienziato allo stesso tempo. Tu il tavolo del laboratorio o forse la gabbia che mi sono costruita in questi lunghi mesi. Mi ci sono messa da sola in gabbia e ieri sera ho aperto la porta, ma  non sono uscita.
C'é una strana teoria psicologica che dice che quando le persone sono state imprigionate per un lungo periodo, anche se il loro sequestratore apre la porta della loro gabbia, loro non escono. Lo stesso per gli uccellini, i canarini o come cavolo si chiamano. Ecco, io ieri sera ho aperto la porta della gabbia, ma sono rimasta dentro perché aspetto che qualcuno mi venga a prendere e mi porti via. L'amore per me é questo: é un essere passivo, é un uomo che mi prende e mi porta via. Forse é proprio qui il mio primo sbaglio.
Penso che usciro' da quella gabbia. Penso peró anche che ci ritorneró. La parola fine non esiste nel mio vocabolario, specialmente con te. Io sono quella delle never ending stories. Ma c'é una soluzione a tutto questo: o un uomo che mi prenda e mi porti via o una donna che ti prenda e ti porti via. Cosí mi ritroverei per la seconda volta di fronte al fait accompli, come é già successo. Resterei nella gabbia con la porta aperta, ma mancherebbe il laboratorio. Cosí mi sentirei di nuovo persa, ma alla fine, me ne farei una ragione.
Come sono complicata, come vivo male. Forse dovrei solo non pensare, non scrivere, respirare a mala pena. Sarebbe piú facile. Lasciarsi vivere, ecco cosa dovrei fare. Fuori e dentro dalla gabbia, che mi sono cotruita da sola. Devo dire che sono un'operoso topo da laboratorio. Ironia della sorte.  

Gli abbracci che allungano la vita

Pare che gli abbracci allunghino la vita. Mi sono svegliata e mentre facevo colazione, ho letto questa frase. Ho pensato "mmm, siamo messi bene allora, moriremo presto". Poi come al solito ho guardato fuori, ho visto il sole spuntare timido fra le nuvole e le nostre tende sporche. Ho cercato di non pensare ai tedeschi, alle Sottilette a momenti scadute, ai due report da scrivere oggi, ho pensato che a breve saresti apparso tu in cucina per fare due chiacchere, sempre e solo bello come il sole, ho inventato due scuse per motivarmi, per dirmi che la mia vita é bellissima e non mi manca niente e sono andata.  
Ma quanto sono brava a raccontarmi balle? Ma quanto sono brava a cercare di sopravvivere in una vita che non sento mia e che non mi piace per niente? Ma quanto saro' brava stasera a sorriderti e fare finta che tu sia quello giusto, anzi giustissimo, intelligentissimo e bellissimo?
Torniamo agli abbracci. Creati obiettivi de court terme, Francesca. Oggi, cerca di abbracciare. Cosi' la vita si allunga. Si, ma fai allungare la vita che vuoi tu. Non quella che vivi quotidianamente. Quella, a momenti, non é la tua. 

mercoledì 17 ottobre 2012

Senza ritorno né soluzione.

Sono in panico, perché mi ha chiesto di passare un weekend insieme, di andare via insieme. Non posso farcela. Ho dei dubbi su di lui, ho dei dubbi su di me di nuovo in una coppia. Non riesco ad immaginare il mio spazzolino accanto a quello di un altro in bagno. Sono rimasta ad Avenue de la Couronne, intrappolata lí dentro. Non so se sono capace di lasciarmi andare di nuovo, di ricredere di nuovo.
Eppure ci ho riprovato, quando sono arrivata qui, ma ero sola. L'altra persona non é mai salita su quel treno con me. Non ci sono stati spazzolini nel mio bagno, pigiami altrui nel mio letto, non ci sono state colazioni, non c'é stata comunione e condivisione come avrei voluto io.
Con un altro sarebbe diverso? Ci sarebbe solo una persona con la quale sarebbe diverso, ma é fuori portata. Non vuole niente del genere. E anche io mi sono stancata di sperare, non sono piú sicura di volermi fare cosi tanto male. Inizio a dubitare anche io sulla natura dei miei sentimenti su questa persona che forse mi sono convinta di amare per non affondare, per non accettare la disillusione. Sono parole pesanti quelle che scrivo. Ma so anche che la mia vita deve andare avanti. Uno spazzolino deve tornare ad accompagnare il mio in bagno. Voglio tornare ad addormentarmi abbracciata ad un uomo che mi ama, svegliarmi perché russa di notte o perché ha fatto un brutto sogno. Magari non ora, magari non con lui. Ma non posso restare bloccata in Avenue de la Couronne 1A. E no, li non ci vivo più.
 

martedì 16 ottobre 2012

La tua Bucharest

 
Il parco della storia rumena
 
 
Scene di vita quotidiana
 
 
Tentativi di analisi e comprensione
 
 
Il monumento ai caduti della rivoluzione


Emporio Armani in un palazzo che cade a pezzi, davanti a un altro in puro stile barocco 

Partir c'est un peu mourir

Sono tornata a Londra e per la prima volta dopo mesi é tornata la tristezza del ritorno. La tristezza é tornata nonostante l'amica che mi ha fatto sbragare dal ridere con i suoi racconti esileranti, nonostante il coinquilino che mi bacia e mi abbraccia appena arrivata e mi chiede con curiosità com'era la sua Bucharest, che peraltro non ha mai visto, nonostante l'altra amica che mi chiama per sapere come sto, nonostante il messaggio che anche se tardi alla fine arriva e dice "allora, sei tornata? ho voglia di vederti. Bisous", nonostante i nostri trenta minuti di conversazione quotidiana per dirsi come va, anche se poi tu non vuoi che te lo chieda. Ho aperto la valigia, ho sentito l'odore della mia Bruxelles, dei miei amici e dei loro bimbi, di quella telefonata di ieri in cui mi hai chiesto un po' sfacciatamente "ma tu ci pensi ancora a noi due?", ho sentito il calore degli abbracci che ho ricevuto, il rossore del mio viso di fronte alle provocazioni che mi hai lanciato, forse per testarmi, forse per fare cadere i miei paletti. Ho tolto dalla valigia i libri che ho comprato, dei miei autori preferiti, il mio thé des sources, la cioccolata per i coinquilini, gli spazzolini da denti di Hema, bianco e rosa per me, blu e nero per te che non ci sei più e che forse andresti rimpiazzato. E ho pensato che partire é sempre un po' morire, anche ora che mi sento a casa qui a Londra, anche se ora torno con l'ansia e la gioia di rivedere persone care che mi sono mancate e che voglio riabbracciare. Nonostante tutto questo, lasciare Bruxelles é sempre uno strappo. E' guardare la tua amica e dirle "tutti se ne vanno da Bruxelles" e rendersi conto che alla fine anche tu hai fatto la valigia e te ne sei andata. Ma tornare é sempre bello, c'é sempre una tazza di thé fumante che ti aspetta a Saint Gilles, un sorriso e una manina dolce che ti sfiora il viso a Hankar, i pomodori ripieni di Rue Van Aa, i colori di Rue Champs du Roi, gli abbracci di Rue de la Loi, le risate di Rue de Livourne. Tutto questo é sempre con me. Tutto questo é quella parte che non tolgo mai dalla mia valigia. Perché viene sempre con me. Perché é parte di me. E' quella parte che annulla il verbo "mourir". E' quella parte che ti fa sentire viva, vivissima, come non sei stata mai.