martedì 22 settembre 2009

Un bout de chemin

Nella vita si incontrano persone e emozioni. Si cammina insieme, l'uno accanto all'altro. Ci si trasmette sentimenti, affetto, amore, alcune volte risentimento ed odio. E poi ci si perde, delle volte per scelta, delle volte per caso.
Noi ci siamo persi, l'ho voluto io o l'hai voluto tu, forse non importa. Quello che importa é che ci siamo persi. Dove devo mettere tutti i nostri ricordi, le nostre emozioni, i sorrisi che mi hai dato? Vanno archiviati nel dimenticatoio o vanno mantenuti vivi, pensando che alla fin fine, mi hai dato tanto? Chiudere i ponti con una persona é duro, ma delle volte é ancora più duro pensare che questa persona fa parte della tua vita, ma che in realtà non é quello che vorresti tu.
Mi dico che crescere é anche questo, é fare un bout de chemin ensemble e poi dividersi, cercando di ricordare i bei momenti e le emozioni che ci siamo scambiati, nonostante questo sapore di amaro che mi sento in bocca. Forse un giorno i nostri bouts de chemin si rincontreranno, forse no. Forse un giorno tra un aereo e l'altro, tra tanti chilometri, ci ritroveremo. Forse saremo diversi, sicuramente invecchiati. Forse non ci riconosceremo. Forse io finalmente ti avro' dimenticato. C'est la vie, ancora una volta, tristemente, c'est la vie!

mercoledì 15 luglio 2009

La poca libertà del cuore

Arriva all'improvviso, come sempre. Mi torna in mente, in un baleno e sono completamente persa. E' successo anche oggi. Ero seduta, parlavo di me ed ecco che sento quella fase, perentoria: "Francesca, il tuo cuore non é libero". Non ho potuto dire no, ho solo fatto un cenno con la testa, che voleva dire "si', é vero, c'é sempre lui, é entrato anni fa e non é mai uscito". Il problema pero' é sempre lo stesso: cosa fare? Ci sono troppi ostacoli, ci sono persone, chilometri, sentimenti nostri e altrui. C'é la paura, poi, sempre la stessa. La paura di perderti, la paura di esporsi, la paura di vivere qualcosa che potrebbe essere quello che cerco da anni.
Poi ci sono i fatti. Lo stomaco che si chiude ogni volta che penso a te, il desiderio di poterti chiamare, la spontaneità del nostro rapporto, i tuoi occhi che incrociano i miei e i miei che si perdono nei tuoi. C'é il silenzio che permea il nostro rapporto. Noi parliamo poco, ma il nostro silenzio é carico di parole.
Oggi ho capito che devo fare qualcosa. Ogni giorno che passa rischio di perderti per sempre. Forse parlero' di nuovo, ma so anche che stavolta o sei mio o ti perdo. Ma stavolta, devo giocare l'ultima carta.

lunedì 15 giugno 2009

Parlero' e lottero'

Questa volta parlero', non staro' zitta. Non voglio più mandare giù rospi solo per fare piacere agli altri. E' sempre stato cosi'. Ho sempre sentito come se gli altri mi utilizzassero come un supermercato, entrano nella mia vita, scelgono il prodotto che vogliono comprare e se ne vanno. Stavolta no. Stavolta difendero' con i denti il mio prodotto, é mio, me lo voglio godere fino all'ultimo. Succede spesso. Le mie amiche, che ho sempre considerato come tali, ad un certo punto mi tradiscono. Non mi succede con gli uomini, ma con le amiche, naturalmente donne. Io dico loro che mi sto innamorando di qualcuno e loro arrivano di corsa per prendermelo. Stavolta pero' lottero' con tutto il mio corpo, parlero', non cedero'. Faro' male se si deve, perché io il male l'ho subito. Stavolta non cedero' per il bene dell'altra, perché l'altra di bene non me ne ha mai voluto.

martedì 12 maggio 2009

La quiete dopo la tempesta

E' stato come se avessi tirato la corda. E' venuto tutto a galla, in un momento. Sono tornate le lacrime di un tempo, ma soprattutto quel senso immenso di vergogna. Ti ho detto tutto, non ho nascosto niente. Mi é venuto naturale, anche se mi ero ripromessa che non ne avrei più parlato con nessuno. Ti ho raccontato come mi sono sentita piccola, inesistente, come ho dovuto imparare a perdonare, anche solo di facciata, perché non potevo fare altrimenti. Ti ho portato sulle strade del mio dolore. Ti ho fatto capire che questo per me é un esilio, una scelta comandata. E tu hai capito, in silenzio. Mi hai solo detto che non mi avresti detto niente per ora, forse perché hai capito che io mi porto dietro questo peso da anni e che non riesco a liberarmene. Mentre ti parlavo ho capito anche qualcosa di me. Ho capito che la mia incertezza, la mia insicurezza viene proprio da quel mio passato cosi' pesante.
Sei stato la prima persona a cui ho detto che io non perdonero' mai e che non trovero' pace neanche sulla tomba del mio carnefice. Ma la colpa non é sua, é successo. Io pero' i segni me li portero' sempre dietro, ma questo non significa che io voglia una vendetta. Mia madre mi direbbe "questa é la nostra croce, Francesca". Io ora sono d'accordo con lei: é la mia croce. Ma so che un giorno, quando saro' io madre, forse staro' meglio. Guardero' gli occhi di mio figlio e gli promettero' che saro' diversa.
Il mio carnefice non é stato cattivo. E' stato a tratti magnanimo. Mi ha dato tutto, ma mi ha tolto la felicità per tanti anni. Mi ha dato la gioia di dover dire grazie, grazie perché se sono cosi' é per te, nel bene e nel male. Dopo aver riassaggiato il sapore delle mie lacrime, di "quelle" lacrime, mi sono addormentata e al mattino tutto era passato. Come sempre, come la quiete dopo la tempesta. Ora pero' io nella vita avro' solo quiete. La tempesta é lontana ormai.

lunedì 11 maggio 2009

Il silenzio del bosco

Ho passato due giorni in un posto senza nessun contatto con quella che é la mia vita. Ho camminato per strade mai attraversate, ho sentito il fresco del bosco e la temperatura gelida dell'acqua. Ho pensato, ma non tanto quanto avrei voluto. Ho anche avuto paura, come mi aspettavo. Ho avuto paura quando mi sono ritrovata sola nel bosco, mentre sentivo quell'immenso silenzio a cui non sono abituata. Ho sentito tutta la solitudine che ho intorno, ma ho anche capito che ce la posso fare, che l'importante é contare su se stessi. E me ne sono resa conto perché il migliore momento l'ho passato proprio sola, in quel bosco, alla ricerca del lago. Io e gli alberi, il rumore dell'acqua e niente di più. L'essenziale, niente di più.

martedì 5 maggio 2009

La sottile linea che ci separa

Io sono dentro e loro fuori. Io li guardo, loro no. Loro protestano, io subisco, nella completa inconsapevolezza. Loro lottano, io ho smesso di lottare. Loro sono vestiti normalmente, io non ho un capello fuori posto. Li vedo con i loro cartelli, semplici, su cui hanno scritto poche parole, come libertà, rispetto dei diritti umani, aiuto. Io di quelle parole mi riempio la bocca, le sento pronunciare tante volte durante il giorno, ma non riesco a farle mie. Fanno parte del mio bagaglio di ideali, che quotidianamente abbandono da qualche parte. Perché é più comodo forse stare seduti dietro una scrivania e dentro un ufficio caldo. Perché nella vita dopo un po' ci si stanca di essere idealisti e di lottare. Perché la vita é ingiusta e tutto cambia se nasci da una parte o dall'altra del mondo. Perché ogni giorno i miei problemi mi sembrano egoisticamente sempre più grandi di quelli degli altri. Perché i miei problemi non sono niente rispetto a quelli di chi é lontano dal proprio paese e vorrebbe tornarci. Loro sono pochi, ma le loro urla risuonano forte. Le mie urla sono silenziose, nessuno le sente e forse é giusto cosi'. Io sono dall'altra parte del vetro, il destino ha voluto cosi' e io non ho avuto la forza di cambiare, almeno per ora. Forse un giorno anche io saro' da quella parte, perché questa linea che ci separa é piuù che sottile. E' quasi invisibile.

giovedì 23 aprile 2009

La confusione fuori e dentro

Se dovessi scegliere una parola per indicare questo periodo, sceglierei confusione. Io e la confusione siamo sempre state amiche, non ci siamo mai abbandonate, ma ora é particolarmente forte. Sono confusa dentro di me, mi sento come un cieco che arranca. Sono confusa all'esterno, confondo colori, vivo in un disordine estremo e anche se cerco di mettere ordine non ci riesco. Ho cosi' capito cosa significa unire il disordine mentale a quello materiale.
Ma soprattutto vivo nell'attesa, nell'attesa di qualcosa che mi riempia. Perché ora mi sento svuotata. Sento i miei organi vuoti, il mio cervello solo nella cassa cranica, il cuore che si affanna perché non ha un progetto.
Mi ripeto che é un periodo, lo avevo previsto. Ne avevo anche stimato la pesantezza. Anche se esco, io sono con me stessa e con la mia confusione. Io finalmente non so dove andare, cosa fare e chi avere al mio fianco, Mi ripeto che é un periodo, speriamo non eterno.