mercoledì 13 agosto 2008

Un'immagine del passato e del presente

Lo schermo del computer mi colpisce, mi fa male. Mi fa vedere qualcosa che non avrei dovuto vedere, che arriva all'improvviso, neanche ricercato. Vedo un viso, caro e amato, che pero' non é mio, non lo é mai stato. Vedo qualcuno che rifuggo da tempo, che allo stesso tempo ricerco pero'. E poi mi maledico, forse non avrei dovuto aprire quel video. Una volta visto, non riesco a fare niente se non ritornare indietro, riavvolgere il nastro e tornare a quel minuto preciso in cui il suo viso appare. I suoi occhi sono fari nel buio. Sono belli, bellissimi, come sempre. E io continuo a perdermi in quel paio di occhi. Come quella canzone che recita "Io i miei occhi dai tuoi occhi non li stacchero' mai". Quando l'ho sentita, ho pensato a quegli occhi.
E poi arriva la sua voce. Ci impiega un po' per arrivare, é sempre cosi'. E' come se aprisse la bocca ma non uscisse niente. Ma quando arriva mi abbraccia, mi culla, mi percorre la schiena e mi accarezza il collo. Sento addirittura il calore della sua voce. Sento le lunghe pause che fa, fra una parola e l'altra e la vorrei qui, accanto a me.
Non posso salvarmi. Quegli occhi sono un burrone e basta un momento per crollare. Senza soluzione, né via di scampo. Cosi' mi convinco che quella é solo un'immagine del passato e del presente, ma non del futuro. Ma una certezza ce l'ho: quegli occhi non li sostituiro' mai, sono gli occhi dell'amore e della fiducia e non sono miei.

martedì 12 agosto 2008

Riabituarsi

Sono stordita. Dal mio ritorno in patria belga, ho la testa grossa come un pallone. Penso e ripenso a una settimana che ho passato per lo più in famiglia, per concentrare tutta la mia attenzione sul bambino che mia sorella aspetta. Eppure tutto questo mi ha provocato una tempesta di sentimenti. Ieri camminavo per Bruxelles e cercavo nella gente i visi che conosco. E' sempre cosi'. Ogni volta che parto, poi mi devo riabituare al mio esilio forzato.
Domenica sera non riuscivo neanche a parlare in francese e sentivo di avere un accento italiano fortissimo. Ora la situazione si sta normalizzando, ma l'idea di tornare in Italia ancora una volta mi sfinisce. Questa mattina pensavo, nel mio letto, che vorrei godermi un po' la mia casa e anche la mia solitudine, in questi giorni senza Samuel. Invece questo stordimento non me li fa godere, mi fa venire un leggero stato di ansia.
Una sola certezza: a settembre sarà passato.

lunedì 11 agosto 2008

E' troppo tardi

Sono due giorni che questa frase mi sfiora le labbra e mi fa venire i brividi. E' troppo tardi per poter cambiare la situazione, per amarsi, per essere amici, per perdonare. Oggi qualcuno mi ha tradita e l'ho scoperto nel peggiore dei modi, ieri ho lasciato il mio paese pensando che sia troppo tardi tornarci. E' troppo tardi tornare a vivere una vita che non é più la mia, a inseguire sogni che restano tali.
E poi in un momento, penso a tutte le parole che non ho detto, per vigliaccheria e mancanza di coraggio. Avrebbero cambiato qualcosa? avrei potuto cambiare la mia vita o quella di qualcuno che mi é stato vicino? ancora una volta é troppo tardi. Mi rimane solo una gran frustrazione.

martedì 1 luglio 2008

Tra ricordi e stanchezza mentale

Sono giorni che penso che ci sono dei ricordi che ancora mi coinvolgono. Se ripenso ad alcuni momenti, posso risentire quello che provavo anni fa. La gioia e la delusione. Sono alcuni momenti rari, che ho conservato con passione e forse dedizione. Come il momento in cui ho capito che me ne dovevo andare via dal mio paese, dalla mia famiglia. O quando ho capito che non c'era più niente da fare e che avrei perso qualcuno. O quando ho capito che un amico che io reputavo tale non lo é.
Ogni volta che mi ritornano in mente vorrei pero' tornare indietro per cambiare qualcosa, per non far soffrire nessuno o per far gioire qualcuno.

mercoledì 25 giugno 2008

Cambiamenti e ritorni

Alcune cose cambiano, altre ritornano. Cambio io e il mio entourage. Una nuova vita sta arrivando e mi fa sentire viva e allegra. Un piccolo cuore che batte. Poi ci sono i ritorni. Il primo grande amore che incontro per i corridoi del lavoro. Con il quale poi mangio a mensa e nei cui occhi leggo le stesse cose che leggevo nove anni fa. Ma con un grande cambiamento: non mi perdo più in quegli occhi, le parole che ne escono non mi interessano. Mi rimane solo la voglia di abbracciarlo e di dirgli "mi dispiace", mi dispiace perché tu sei rimasto li', non sei cresciuto e ora sei solo. Non penso che se fosse rimasto con me sarebbe stato diverso. Ma in quegli occhi ho visto una solitudine immensa e se in questi nove anni abbiamo giocato una partita, io in questo incontro ho vinto. Ho vinto la finale. Ma poi penso che la vita non é un gioco, né tantomeno l'amore, ma ho comunque la sensazione che lui sia vinto e che io non sia la vincitrice, ma colei che si é salvata, che ha saputo andare avanti. E ritorna anche un vecchio amico, che mi ha tradito, che scopre nell'elenco del telefono il mio nome e mi chiama. Non avevo niente da dirgli al telefono, anzi avrei volentieri riagganciato e fatto finta di niente. E appena mi ha salutato, io ho archiviato la telefonata con estremo cinismo. Non fa parte della vita, e non lo farà più.
Un passo indietro, due avanti. C'est la vie.

lunedì 21 aprile 2008

La primavera

E' la prima volta che sono cosi' attenta all'arrivo della primavera. Mi guardo intorno, controllo l'evoluzione delle gemme sull'albero di fronte alla finestra, sento gli uccelli che cantano al mattino. E' la prima volta dopo tre anni qui a Brexelles che mi sento serena, tanto da aspettare con ansia l'arrivo della bella stagione.
Se ripenso a questi tre anni, mi ritorna in bocca il sapore amaro delle delusioni. Ho dovuto lottare, é stata una lotta impari, io non ero pronta a combatterla. E invece poi ce l'ho fatta, anche se non é mai detta l'ultima parola e anche se so che nuove sfide si profilano all'orizzonte...ma per ora mi lascio vivere, mi vedo vivere, mi godo questa esplosione di fiori e colori, con la certezza che qualcosa sta cambiando.
Forse sto diventando più forte, forse più indipendente. Ma quali saranno le conseguenze?

mercoledì 12 marzo 2008

Il vento del cambiamento

In questi giorni qui é tempesta. Vento, pioggia, freddo. Un po' il segno del cambiamento. Come quando Dorothy nel Mago di Oz si fa portare via dall'uragano. Ho passato questo ultimo mese in preda all'angoscia. Non é stato facile scegliere, decidere qualcosa di cosi' importante. Mi sono resa conto che crescere é anche questo. E' decidere e pagarne le conseguenze. Ricordandosi sempre pero' che quando si chiude una porta, si apre un portone.